lunedì 28 maggio 2012

Natural Graffiti












di Emanuele Biestro

Da sempre i graffiti dividono l'opinione pubblica: chi li ama, e li considera una forma d'arte, e chi li odia, mettendo in evidenza l'abbruttimento che creerebbero. Altri pensano che siano principalmente un metodo di comunicazione: si scrive qualcosa che un'altra persona, camminando distrattamente, legge. Da questa considerazione la geniale intuizione di Green Graffiti, che dal 2007 utilizza proprio questo mezzo di comunicazione... in modo sostenibile! L'idea di questa agenzia di comunicazione, partita dall'Olanda e poi diffusasi in tutto il mondo (oggi sono 12 i Paesi in cui opera), è proprio quella di utilizzare solo metodologie a basso impatto ambientale nelle sue campagne.

<< Realizziamo messaggi su piazze e marciapiedi utilizzando solo materiali naturali, senza l'aggiunta di solventi o sostanze chimiche: reverse-graffiti prodotti con sola acqua a forte pressione, chalk-graffiti con gesso nebulizzato, sand-graffiti con sabbia e un collante naturale, messaggi con muschio ed erba; organizziamo inoltre iniziative di gardening brandizzato, dando nuova vita ad aree di verde pubblico lasciate a sé stesse>> ci spiega Lorenzo Fabbri, project manager di Green Graffiti Italia. I graffiti vengono realizzati attraverso un template in ferro o alluminio (come quando i cantonieri rifanno le scritte per gli automobilisti sull'asfalto, per intenderci), utilizzando un'unica matrice per la riproduzione grafica del messaggio, che viene avviata al riciclaggio al termine dell'utilizzo. <<La tecnica che utilizziamo più spesso per i nostri lavori è quella dei reverse-graffiti. - continua Lorenzo - Questo metodo in particolare consente un risparmio di risorse incredibile se rapportato alla cartellonistica cartacea, molto impattante sia come consumo di carta che di acqua utilizzata nel processo produttivo. Vale la pena sottolineare che l'acqua di cui ci serviamo è piovana, raccolta tramite cisterne apposite o proveniente da pozzi. Un nostro reverse-graffito di 1,50x1,50 m richiede circa 12 litri d'acqua, non produce rifiuti, e si 'cancella' naturalmente, dato che è sufficiente il passaggio pedonale perché la superficie torni a sporcarsi.>> 

Ma non finisce qui: infatti Green Graffiti utilizza due tipologie di compensazione, quella idrica, versando per ogni graffito realizzato 1 € a GreenAdsBlue, e quella di CO2, versando 0,5 centesimi di euro per ogni km percorso durante ogni campagna a groenbalans, agenzia specializzata nella compensazione di CO2.

Guardando agli aspetti più comunicativi, i target sono estremamente variabili, ma si riconducono principalmente a chi frequenta le strade, come pedoni e automobilisti: si possono dare vita a percorsi, messaggi ripetuti, giochi di parole, ecc.. Lorenzo ci confessa anche che, durante la realizzazione dei loro lavori, vengono spesso a contatto con persone interessate alla street art o in generale incuriosite da quello che stanno facendo: in quel momento particolare si può anche insegnare qualcosa alle persone, soprattutto riguardo la sostenibilità!


Non c’è dubbio: fare graffiti non è mai stato così green!

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venerdì 25 maggio 2012

15 candeline per Cinemambiente!




di Francesca Morra

Ieri, 24 maggio, è stato presentato il 15° Festival di Cinemambiente al Museo del Cinema nella suggestiva Mole Antonelliana di Torino: da giovedì 31 maggio a martedì 5 giugno 2012 si alterneranno più di 100 documentari e film, in un fitto programma già visionabile sul sito ufficiale. Il Festival si chiuderà festeggiando il World Environment Day (WED), la Giornata Mondiale dell'Ambiente promossa da UNEP (United Nations Environment Programme), di cui il festival è partner ufficiale.
La novità di quest’anno è che il Festival ci sia ancora!” esordisce il direttore del Festival Gaetano Capizzi che, appoggiato dal Presidente del Museo del Cinema Ugo Nespolo, ha parlato dei tagli e della conseguente riduzione degli organici. Nonostante questo, il Festival di Cinemambiente resiste in modo egregio. Forse anche merito di alcuni sponsor privati della green economy (come Leroy Merlin, Smat, Asja, G.A.I.A., Cial, Amiat e molti altri) che hanno intuito come questo festival sia effettivamente formativo e serva a tenere alta la soglia d’attenzione del pubblico sulle politiche verdi. Nonostante questo sforzo privato non si è potuto fare a meno di mettere a pagamento le proiezioni pomeridiane e serali al modico costo di 3 euro.

I limiti del progresso, la crisi economica e la cura del territorio saranno i temi principali di quest’anno, trattati nei documentari nazionali e internazionali e, da quest’anno, anche in una nuova sezione: il concorso mediometraggi. “Chasing Ice” di Jeff Orlowski, aprirà la rassegna che verrà chiusa da “La vita negli oceani” di Jacques Perrin e Jacques Cluzaud. Molti i titoli da vedere assolutamente “Progress” di Mathieu Roy e Harold Crooks sulla dannosità del progresso incontrollato e “La soif du monde” di Yann Arthus-Bertrand dedicato all’acqua come bene primario e ineliminabile. Lo stesso Bertrand sarà il presidente della giuria documentari internazionali composta da Neri Marcorè e Luca Argentero, Kathleen Mullen e Andrew Nisker. L’offerta per le scuole sarà come ogni anno ricca di appuntamenti con il programma EcoKids, e con la possibilità di vedere in streaming la rassegna dei film attraverso la Cinemambiente Tv.

La sensibilità green non sarà soltanto nei contenuti di ciò che si vedrà proiettato, ma anche in tutto ciò che ruoterà intorno al Festival. Capizzi ricorda infatti che “lo staff e gli ospiti del festival si muoveranno con auto elettriche, car pooling e bike sharing. Inoltre i pranzi e le cene saranno a km 0 grazie a Coldiretti”. Questa concretezza di intenti è dovuta anche alla fitta rete creata intorno al Festival di Cinemambiente che ha portato ad una collaborazione intensa per la buona riuscita degli Ecoeventi. Uno di questi è il progetto di G.A.I.A. in collaborazione con Cinemambiente e l’associazione culturale 4events per l’installazione di due mostre d’arte contemporanea: On Air - Radio Upcycle, dal 31 maggio al 7 giugno presso la Pow Gallery di Torino, una mostra che riflette sul concetto di recupero di materiali di scarto per creare opere d’arte; e On Air – Radio Raee, il 9 giugno presso il Polo Trattamento Rifiuti di Gaia ad Asti, che propone una serie di interventi tra pittura, scultura e videoarte su una tettoia di rifiuti elettronici. Con On Air – Radio Upcycle e On Air – Radio Raee l’arte si relaziona ai temi dell’ambiente.

Aspettando che si spengano le luci, e che si dia inizio alla proiezione, il pensiero dello spettatore andrà a ciò che vedrà: non più documentari catastrofisti, passati quasi di moda, ma incentrati sulla presa di coscienza della necessità di cambiamento, quella stessa che lo spettatore sente e per la quale, forse, è lì seduto in poltrona.


Buon Compleanno Cinemambiente!
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mercoledì 23 maggio 2012

Il latte materno è un Bene Comune


di Annalisa Tancredi

La prima sostanza a cui il cucciolo d’uomo attinge per poter ricevere nutrimento e vitalità è il latte materno. Nei primi istanti di vita il bambino viene avvolto tra le braccia della mamma per nutrirsi di un alimento che non ha sostituti né animali né artificiali, con un gesto che rende benessere psico-fisico e immunitario al cucciolo e realizza la vita nel suo senso più intimo e primitivo. Il latte materno è quindi un Bene Comune a cui tutti i neonati hanno diritto e come tale va salvaguardato e difeso dalle minacce che oggigiorno incombono su di esso. Negli ultimi 100 anni infatti, il mutamento sociale, le pratiche di assistenza al parto, la disinformazione e la promozione di sostituti artificiali e biberon ha reso l’atto vitale dell’allattamento un optional per le madri o quasi una scelta educativa.


Come se non bastasse, un’ulteriore minaccia alla salute è costituita dalle sostanze tossiche che inconsapevolmente presidiano i nostri corpi: diossine, PCB (policlorobifenili), metalli pesanti, pesticidi ed altri composti chimici vengono immesse nel nostro ambiente da insediamenti industriali, inceneritori o prodotti di uso quotidiano e trasmesse al bambino attraverso la placenta ed il latte materno. Basti pensare che per convenzione il limite massimo di concentrazione di sostanze tossiche equivalenti (TEQ) nel latte materno è di 6 picogrammi ma, nel corso di alcuni campionamenti in Italia (1998-2001) sono stati rilevati livelli di 20,4 pg/TEQ nel latte materno delle mamme a Roma, 25-34 pg/TEQ a Marghera e 29,1 pg/TEQ a Taranto.

La Campagna Nazionale per la difesa del latte materno dai contaminati ambientali è stata lanciata con lo scopo di sensibilizzare genitori, personale sanitario, politici e addetti ai lavori sull’importanza dell’allattamento al seno e la salvaguardia della salubrità del latte materno, quale indice altamente rappresentativo dello stato di salubrità dell’uomo e del suo habitat. In particolare per contrastare la contaminazione la campagna sta richiedendo alle istituzioni italiane l’ approvazione di alcune misure come: il biomonitoraggio a campione del latte materno così come raccomandato dall’OMS; la ratifica anche per l’Italia della Convenzione di Stoccolma (2004), che fissa limiti all’emissione in ambiente delle POPs – Persistent Organic Pollutants; l’adozione di pratiche virtuose di gestione rifiuti (riduzione, recupero e riciclo Vs inceneritori); maggiori strumenti di controllo e l’istituzione del marchio “dioxin free” per gli alimenti. 

La Campagna inoltre, nell’ambito delle attività di divulgazione, sta diffondendo il simpatico libricino on-line “Un mondo da salvare” (edizione cartacea Controvento) sulla questione dell’inquinamento da inceneritori del latte materno, scritto da Linda Maggiori una mamma del Gaaf - Gruppo Allattando a Faenza: "Un pomeriggio allattavo il mio piccolo Giona (2 anni) e inventavo favole con Gioele (4 anni). Gioele mi chiese di raccontare dei “camini che puzzano” e allora inventammo una storiella su un camino scorreggione che bruciava rifiuti…". Il libro è accompagnato dalle illustrazioni dei bambini delle scuole primarie di Venafro e Sesto Campano Taverna, paesi con forti difficoltà ambientali.

Questo campanello d’allarme però non deve inibire le mamme di oggi e quelle future ad allattare: studi confermano che a parità di condizioni di inquinamento, i bambini nutriti al seno sono più in salute di quelli nutriti artificialmente. Resta quindi valida la raccomandazione dell’OMS di allattare al seno in modo esclusivo fino a 6 mesi per continuare fino a 2 anni e oltre con l’aggiunta di altri alimenti da svezzamento.

Scarica qui il libro.

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martedì 22 maggio 2012

Messaggio del Segretario Generale in occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità


di Francesca Morra
In occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità, nata con l'obiettivo di dare sempre maggior risalto al tema della conservazione della varietà biologica della vita sulla Terra, il Segretario Generale manda un messaggio di speranza nei confronti degli habitat marini sfruttati dall’uomo per fini commerciali e turistici. Di seguito il testo del suo messaggio:

Gli oceani ricoprono almeno i tre quarti dell’intera superficie terrestre. Ospitano la balenottera azzurra, il più grande mammifero mai conosciuto vivente nel nostro pianeta, così come miliardi di minuscoli microorganismi. Dalle spiagge sabbiose agli abissi più profondi, gli oceani e i litorali mantengono in vita un’abbondante biodiversità della quale le comunità necessitano. La pesca è all’origine di più del 15% di proteine animali consumate nel mondo. Gli oceani e le zone costiere forniscono servizi eco-sistemici preziosi, dal turismo alla protezione contro le tempeste. Minuscole piante che operano fotosintesi, chiamate fitoplancton, producono il 50% dell’ossigeno che noi respiriamo. Ora, nonostante la sua importanza, la biodiversità marina, alla quale è dedicata questa Giornata Internazionale, è maltrattata dalla mano dell’uomo. Lo sfruttamento commerciale delle scorte mondiali di pesce è eccessivo. Molte specie si sono ridotte ad una frazione della loro popolazione d’origine. Più della metà delle risorse globali che provengono dalla pesca sono distrutte, ed un ulteriore terzo è esaurito. Si stima che il 30-35% degli ambienti marini più importanti, come alghe, mangrovie e barriere coralline, sia stato distrutto. I rifiuti plastici continuano ad uccidere la vita marina, e l’inquinamento terrestre minaccia di asfissia le acque di alcune aree costiere. In aggiunta a tutto questo, una maggiore combustione di carburanti fossili sta influenzando il clima globale, rendendo la superficie del mare più calda, facendo salire il livello del mare e aumentando l'acidità dell’oceano, con conseguenze che solo ora stiamo cominciando a comprendere.

Ma, c'è ancora una speranza. Un’analisi scientifica condotta nel 2011 ha dimostrato che, nonostante tutti i danni inflitti alla fauna e agli habitat marini nel corso dei secoli passati, [una percentuale] tra il 10 e il 50% delle specie e degli ecosistemi hanno mostrato una certa ripresa quando le minacce umane sono state ridotte o rimosse. Tuttavia, rispetto alla terra - dove quasi il 15% della superficie è sotto qualche forma di protezione - poco più dell’1% degli ambienti marini è protetto.

Ultimamente sono stati compiuti alcuni progressi, in particolare grazie alla creazione di grandi riserve marine e al censimento degli habitat in mare aperto ed in alto mare che rivestono un’importanza ecologica o biologica. In questa Giornata Internazionale per la Biodiversità e in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio +20), che si terrà a giugno, dobbiamo impegnarci nuovamente per [continuare a] costruire sui progressi [ottenuti].

Rio +20 deve galvanizzare l'azione per migliorare la gestione e la conservazione degli oceani attraverso iniziative delle Nazioni Unite, [deve incoraggiare] i governi e altri partner per arginare lo sfruttamento eccessivo della pesca, [deve] ampliare le aree marine protette e ridurre l'inquinamento degli oceani e l'impatto del cambiamento climatico. Agendo a livello nazionale, regionale e globale, rafforzando la cooperazione internazionale, possiamo raggiungere l'obiettivo di Aichi per la biodiversità, vale a dire conservare il 10% delle zone marine e costiere da qui al 2020 e, allo stesso tempo, fare un grande passo verso la protezione della biodiversità marina per il futuro che vogliamo.

Ban Ki-moon
Segretario Generale UNRIC

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lunedì 21 maggio 2012

Comunicazione ambientale: intervista a Don Rizzolo



di Emanuele Biestro

Il rapporto tra l’ambiente e i media è diventato sempre più stretto negli ultimi anni. Sempre più spesso infatti i giornali, ma anche i nuovi media, danno spazio a inchieste e approfondimenti sulle tematiche ambientali, rispondendo ad un diffuso interesse dell’opinione pubblica.
Sull’argomento abbiamo intervistato Don Antonio Rizzolo, vicedirettore di Famiglia Cristiana, a margine del confronto con il pubblicitario Paolo Sbuttoni dal titolo “L’ambiente tra pubblicità e carta stampata”, all’interno del ciclo delle “Lezioni di Buon Senso” ad Alba. 
Don Rizzolo, come valuta il rapporto tra i media e l’ambiente? E’ reale il rischio di diventare troppo catastrofisti?
Il rischio di risultare catastrofisti è molto fondato. Ci sono episodi come alluvioni, terremoti e altri eventi naturali che richiedono per forza interesse da parte del giornalista, almeno per diritto di cronaca. Il catastrofismo è più filosofico: con il lodevole intento di salvaguardare l’ambiente in molti casi si rischia di dare solo notizie negative per invogliare un cambiamento nei comportamenti. Per esempio, ricordo che il Rapporto del Club di Roma “I Limiti dello Sviluppo” del 1972 affermava che negli anni 80 risorse come il petrolio si sarebbero esaurite: certamente sono diminuite di molto ma siamo lontani da un presente senza petrolio! L’approccio catastrofista rischia di essere dannoso per due motivi: primo, non è realista; secondo, rischia di sortire l’effetto contrario a quello sperato, cioè, una volta smentite le previsioni più nere, di non cambiare le abitudini delle persone. Mi viene in mente un’altra riflessione: bisogna sempre fare attenzione agli interessi economici che stanno dietro alle notizie: in particolare, alcune ricerche scientifiche possono essere influenzate dai privati che le finanziano, non riuscendo ad essere obiettive.

Il ruolo della comunicazione ambientale: quanto è importante che i cittadini siano informati?
I cittadini richiedono sempre maggiori informazioni di tipo pratico in campo ambientale: come fare a differenziare, a utilizzare meno risorse, ad inquinare meno.. Non ha tempo di leggere articoli troppo lunghi o vedere video più lunghi di 3 minuti. In questo senso la comunicazione ai cittadini è essenziale, ma ancor di più dal punto di vista della qualità: l’informazione deve contribuire al cambio di mentalità, alla creazione di una sensibilità ambientale sempre più diffusa.

Quanto giudica importanti i nuovi media nella diffusione delle informazioni sull’ambiente? Qual è il ruolo dei media tradizionali?
I nuovi media sono molto importanti, soprattutto per un’informazione immediata. Tuttavia anche i media tradizionali giocano un ruolo fondamentale: non conta il mezzo utilizzato, conta solamente la serietà del giornalista con cui verifica le notizie e le trasmette. Siamo all’interno delle “Lezioni di Buon Senso”: sarebbe conveniente ritornare ad utilizzarlo in dosi maggiori!


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